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Le Ali

Una collana di poesia edita dalla Marcos y Marcos e curata da Fabio Pusterla.

«Le Ali» perché la poesia conduce l’intelligenza a volo sopra la cronaca più cupa o mediocre, superando o provando a superare il peso della realtà, senza però dimenticarlo, recuperando o provando a recuperare la complessità del pensiero e la leggerezza del ritmo, la profondità della parola che porta con sé il tempo e che nel tempo, nella lingua e nella coscienza prosegue il proprio viaggio. E la parola della poesia, della poesia che sarà offerta da questa collana, vuole provare ad essere anche una parola leale, una parola che tenta ancora di nominare le cose, il mondo, di ricostruire e rifondare un rapporto con il lettore.

Dopo una lunghissima incubazione, Adelelmo Ruggieri (1954) appare sulla scena poetica nel 2003, con La città lontana, primo tempo della trilogia che in questo volume finalmente si raccoglie e si offre a tutti i lettori di poesia.

La voce di Franca Mancinelli, tra le più intense e originali della poesia italiana contemporanea, si affida a un difficilissimo equilibrio, tra esattezza del dettato e concentrazione semantica, ottenuta con l’esercizio costante di due forze complementari, quella che accentua e amplifica e quella che elimina e abrade

Le poesie di Facchini si propongono come tasselli di pensiero meditante, dotati di minime variazioni e costanti ritorni, e vanno ascoltate come si ascolta certa musica, o si ammira lentamente l’opera di certi pittori; con pazienza e atteggiamento accogliente.

Una poesia che ha forma circolare, gli elementi costitutivi vi ritornano sempre e fatalmente ribaditi, approfonditi. La sua è la storia di un orfano: per Benzoni in ciò consiste la poesia, una pratica “figliale”, la perpetua elaborazione di un’assenza.

Fenomeni naturali desiderati e minacciosi o orizzonti del pensiero legati al nostro essere smarriti lungo gli anni e i secoli eppure fissi nell’eternità: un libro maturo e forte, traguardo raggiunto di un lungo cammino poetico ed esistenziale.

La Residenza fittizia di Alessandro Niero è un altro nome per dire viaggio, passaggio, transito: oltre la linea d’ombra dell’età e del mondo contemporaneo, oltre lo sguardo fermo che smaschera l’ipocrisia del reale, oltre la fatica dell’essere.

Operaio coltissimo, italiano trapiantato a Oslo, poeta irrinunciabile e universale. Una raccolta attesa da tempo.

Raccolta politica, nel senso più alto e coraggioso, libro di crudo realismo e riflessione acuminata, in cui Bajec affronta di petto la generale proletarizzazione, persino l’arretramento contemporaneo alle condizioni ‘iniziali’ del movimento operaio.

In un paesaggio aperto, la vita ignota fermenta dai fossi; è vita in bilico tra costruzione e sottrazione. Nulla, nella luce che irradia dal cuore di questo libro, parla di idillio: tutto è indifferente, sordo al turbamento umano, alla fatica dell’essere che in quel paesaggio si muove a tentoni.

Hindermann appartiene a quella famiglia di poeti per i quali la poesia non è né valore assoluto e autoreferenziale né fine ultimo; ma nasce dall’esperienza e dalla vita, ne elabora i dati, le percezioni, le ferite e le gioie, restituisce all’autore e al lettore una sorta di viatico modesto e magistrale.

L’oscillazione tra solitudine, miseria e armonia, tra luce, stella, tremore e senso d’abbandono, è forse davvero la cifra de Il cane di Giacometti, secondo tassello della sua trilogia dell’abbandono. Esplorare l’abbandono dentro le parole e dentro l’orizzonte urbano.

Da L’opposta riva (2006), con i suoi clandestini senza nome braccati dal destino, agli orrori quotidiani di Registro dei fragili (2009), Alborghetti ha sempre affondato i suoi strumenti poetici nella realtà più bruciante.

Concentrare in un breve spazio quanto si sperimenta – in gioie e dolori – nel corso di un’intera esistenza. La poesia di Orelli ha influenzato almeno un paio di generazioni dopo la sua, continua a essere letta e studiata.

Nervoso nella lingua e nello stile, nervoso nello sguardo che getta sulle cose, il Transito all’ombra di D’Andrea procede lungo uno stretto crinale, uno spartiacque tra io e mondo, destino individuale e storia collettiva.

Lanaro, sorta di Ulisse contemporaneo, acuisce la nostra vista, propone una miriade di scene della vita, colte come istantanee nell’oggi o richiamate da un passato distante, in arguto dialogo con grandi modelli poetici.

Il desiderio sembra essere il motore della parola poetica. E il desiderio si configura prima di tutto in una sorta di nomadismo continuo: nomadismo spaziale e geografico, ma anche nomadismo temporale e culturale, che consente all’autrice di spostarsi velocemente dall’oggi al passato.

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