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Oltre le pagine di…
Il ritorno del ronin

CONTENUTI SPECIALI

SULLE TRACCE DEL SAMURAI

Un viaggio nel Giappone del ‘600

The Actor Ichikawa Omezo as a Samurai with Two Swords

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浪人 RONIN

‘Uomini onda’ senza radici, né impiego. Come le onde del mare, si limitavano a lambire la riva.

Un samurai che perdeva il suo padrone era un ronin: un samurai non più legato al codice bushido.
Perdeva il ruolo sociale in un paese in cui il ruolo sociale era tutto. Alcuni ronin continuarono a errare diventando veri e propri mercenari, altri si dedicarono ad aiutare i più deboli, difendendo interi villaggi e insegnando l’arte della spada al popolo.
Matsuyama Kaze era ronin da più di tre anni, quando erano stati uccisi i suoi Signori. Aveva considerato la possibilità di praticare il seppuku, ma non si era sentito libero di seguire la via indicata dal bushido, almeno finché non avesse portato a termine la sua missione: ritrovare e salvare la piccola Kiku, figlia dei suoi padroni. Dopo tre anni di ricerche finalmente ha portato in salvo Kiku da un bordello di Edo e insieme, si mettono in cammino verso il castello di Osaka dove Kaze spera di trovare vivi alcuni famigliari di Kiku.

2-seppuku

切腹 SEPPUKU

Nella cultura tradizionale giapponese è dato grandissimo valore all’onore.
Anticamente perdere l’onore portava addirittura al suicidio rituale, il seppuku, o (nella lingua parlata) harakiri.
Seguendo il codice bushido, un samurai praticava il seppuku per riacquistare il proprio onore, dopo aver infranto il sacro codice o per non perderlo in caso di cattura.
Tante le motivazioni, le principali erano:
Junshi: il suicidio che seguiva la morte del proprio signore.
Funshi: per esprimere la propria indignazione verso una situazione.
Kanshi: come ammonimento e rimprovero verso il proprio signore.
Veniva praticato inoltre per espiare azioni disonorevoli, come il tradimento o la perdita di fiducia del proprio padrone.
Prima di togliersi la vita, il samurai doveva scrivere il suo “poema di morte”, nel quale venivano descritte le sue emozioni, senza menzionare direttamente la morte.

3-tengu3

天狗 TENGU

«Cosa fanno i tengu ai bambini che rapiscono?»

«Nessuno lo sa. Nessuno di quelli che sono stati rapiti è mai tornato per raccontarlo. Alcuni giurano che i tengu mangino le loro prede. Altri dicono che usino i bambini per creare nuovi tengu. È impossibile sapere di quali cose orripilanti è capace un demone. Sei coraggioso a dormire da solo, Ranocchio».

Nella tradizione giapponese sono creature leggendarie. Dapprima vengono rappresentati con un volto di uccello, poi col tempo il becco diventa un lungo naso. Acquisiscono sembianze umane, ma sempre con lineamenti deformi e spesso ali da pipistrello. Ancora oggi sono raffigurati con volto rosso e lunghissimi nasi. Sono creature capricciose, arroganti, sempre pericolose anche se gli veniva riconosciuto il ruolo di protettori delle foreste e delle montagne. Nelle storie spesso si camuffano da viandanti umani, eremiti giocherelloni che avvicinano la vittima, molto spesso bambini, per poi giocarci creando illusioni visive.

4-cerimonia-del-te-2

茶の湯 CERIMONIA DEL TÈ

L’esibizione di Inagaki era lontana dall’essere una vera cerimonia del tè, ma era stata eseguita scrupolosamente, senza esitazioni. Kaze sentì di aver appreso più cose su di lui osservandolo preparare il tè di quante ne avesse colte Inagaki con il suo sguardo indagatore

La cerimonia del tè in Giappone, chiamata 茶の湯 (Cha no yu) o 茶道 (Sadō), rispettivamente “Acqua calda per il tè” e “Via del tè”, è una vera tradizione nazionale, piena di sacralità: ispirata ai principi di rispetto, armonia, misura e severità, si svolge secondo un rituale molto preciso di gesti codificati, usando oggetti semplici ma molto specifici, nella cosiddetta “stanza del tè”. Anticamente la stanza del tè era una capanna di legno e paglia, separata dalla casa, a cui si accedeva da una porta bassa che induceva a chinarsi in segno di umiltà. Ancora oggi è uno spazio piccolo, poco illuminato e arredato secondo l’estetica zen, in modo umile ma con grazia e armonia, luogo ideale per liberare la mente dalle preoccupazioni e dai giudizi nei confronti degli altri. Il tè usato tradizionalmente è il matcha: polvere finissima verde brillante ricavata dalla macinatura a pietra delle foglie di tè pregiatissimo. Non viene preparato in infusione, ma per sospensione, emulsionando la polvere nell’acqua con il chasen, frullino di bambù, dentro la chawan, tazza in cui viene preparato.
Curiosi di vedere come si svolge? Potete guardare questo video di terzaluna.com da cui abbiamo imparato molte cose su questa affascinante tradizione.

5-ofuru

お風呂 OFURO

Con il termine ofuro si identifica l’antico rituale del bagno giapponese, che originariamente si svolgeva in vasche di legno hinoki (cipresso giapponese).
L’ofuro viene praticato ancora oggi, sia nei bagni delle case private sia nei bagni pubblici (di locali o stabilimenti termali), sia nei bagni dei ryokan, i tipici hotel giapponesi.
Il rituale va al di là del semplice bagno, così come lo intendiamo noi occidentali, ed è strettamente legato alla cultura giapponese. Lo scopo dell’ofuro è infatti quello di purificarsi e rilassarsi, liberandosi dello stress. Viene infatti generalmente eseguito di sera, al termine della giornata. La tinozza, secondo tradizione, viene preparata nelle case private nel tardo pomeriggio.

L’accesso alla vasca segue una rigida gerarchia: prima gli ospiti, così da assicurare loro l’acqua più calda, poi gli anziani, il padre seguito dalla madre con i bambini piccoli (i bambini vengono accompagnati dalla madre o dal padre fino a quando non saranno in grado di fare il bagno da soli).

Two samurai seated. Watercolour, 18 –. Created between 1800 and 1899. Samurai. Japan. Work ID: y6by7kvg.

坐禅 ZAZEN

Nella meditazione zazen non si cade in trance. Ma liberare la mente e non concentrarsi su nulla gli permetteva comunque di ignorare qualsiasi attività intorno a lui. Era uno strano stato di distacco in cui poteva astrarsi da ciò che lo circondava, pur rimanendo sensibile alla comparsa di minacce improvvise.

La meditazione seduta è una tradizione antichissima, che deriva dalla filosofia del buddismo zen, la quale ruota attorno all’idea di raggiungere l’illuminazione o il risveglio spirituale, attraverso la meditazione, ossia liberando completamente la mente dai costrutti che la bloccano.
Nell’antico Giappone veniva praticata soprattutto dai samurai, per raggiungere la perfezione nelle arti marziali. Era una pratica ideale per un guerriero, in quanto lo aiutava a essere vigile e a mantenere la calma di fronte alla morte.
Il controllo della mente e delle emozioni attraverso la meditazione era tradizionalmente praticato prima delle battaglie, in particolare, i samurai, erano soliti meditare seduti davanti ai giardini karesansui (secchi), abbelliti solo da ghiaia, pietre e muschio.

7-sekighara

関ケ原町 SEKIGAHARA

La battaglia definitiva

Sul finire del XVI secolo alla morte del potente daimyo (signore feudale) Toyotomi Hideyoshi, si creò un vuoto di potere che portò a diverse tensioni e conflitti tra i feudatari fino ad arrivare alla battaglia di Sekigahara il 21 ottobre del 1600, dove il clan di Tokugawa Ieyasu, antagonista di Hideyoshi, prevalse su quello di Hideyoshi. La vedova e il figlio di quest’ultimo si rintanarono nel castello di Osaka, e moltissimi samurai, fedeli a Hideyoshi, divennero ronin, samurai erranti in cerca di nuovi ingaggi e di nuovi scopi.

In pochi anni Ieyasu ricevette dall’imperatore il titolo di shogun, si insediò a Edo e il suo potere crebbe sempre di più. Con esso anche l’importanza della città di Edo che attirò tantissime persone.

Nel 1869 Edo prese il nome di Tokyo.

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大阪城 OSAKA

Fino in cima alle nuvole
domina la roccaforte.
Il castello di Osaka!

Narra la leggenda che Jimmu, primo imperatore del Giappone e diretto discendente della dea sole Amaterasu Omikami, avesse navigato fino alla baia di Osaka e fosse approdato vicino al fiume Yodo… In quel luogo era stata edificata una città, Osaka.

Matsuyama Kaze con Kiku, e il loro nuovo simpatico amico Ranocchio, sono in viaggio verso Osaka dove Kaze spera di trovare ancora qualche famigliare di Kiku vivo. Hideyoshi, potente signore feudale che regnò fino alla morte sul finire del 1500, stabilì che Osaka fosse il luogo ideale per costruire un castello, “non un castello qualsiasi: doveva essere il simbolo del potere, della ricchezza e della sua grandezza. In poche parole, Osaka-jo doveva essere il castello più grande di tutto il Giappone”. Lo racconta bene Dale Furutani che ci accompagna dentro le mura del castello mostrandoci come era stato costruito in tutta la sua bellezza e maestosità.

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刀 KATANA

Kaze estrasse la katana e, con un unico movimento fluido, sferrò un fendente raggiungendo lo sconosciuto.

Spada tradizionale dei Samurai dalla tipica lama curva e taglio singolo.

Utilizzata dai membri della classe guerriera ai tempi del Giappone feudale. Portata alla cintura, con la parte concava della lama rivolta verso il basso, in modo da poterla sguainare velocemente. Generalmente affiancata da una seconda spada più corta, il wakizashie, la combinazione delle due spade era chiamata daisho, e rappresentava il potere, l’onore e la classe sociale dei samurai, guerrieri obbedienti al daimyo (il feudatario). Durante lo shogunato Tokugawa, venne vietato a tutte le categorie sociali inferiori (mercanti, artigiani e contadini) il diritto di portare lame di lunghezza superiore ai due shaku – 60cm – riservate ai soli samurai.

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日本酒 SAKE

Quando arrivò alla casa, Hayami era già ubriaco. Sedeva in salotto con un grosso fiasco di sakè accanto a sé. Se lo stava bevendo da una ciotola per il riso piena fino all’orlo: non proprio la tipica tazzina da sakè.

Il sake giapponese in realtà si chiama nihonshu (日本酒), la parola sake, indicata con il kanji 酒, significa semplicemente “bevanda alcolica” e si riferisce a qualsiasi liquore.

Ottenuto dalla fermentazione del riso indotta da un microrganismo (una muffa) chiamato koji‐kin e dall’aggiunta di lievito (kobo).
La preparazione di questa bevanda sembra risalire al III secolo a.C. (periodo Jomon), quando il riso cominciò ad essere coltivato in maniera intensiva.
La gradazione alcolica del sake varia dal 13% al 16%.
Si può bere caldo o freddo, a seconda della stagione e del contesto.
In base alla tipologia, si può bere in tazzine di terracotta o di ceramica, oppure in bicchieri di vetro. Un altro recipiente tradizionale è il masu, una sorta di scatolina in legno di cedro.

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MUSUBI

Si abbandonò su una panca fuori dal locale e ordinò musubi, polpette di riso e tè per otto persone. Si picchiò il pugno sul ginocchio.

È uno spuntino giapponese composto da una fetta di carne di maiale posta su un blocchetto di riso, il tutto avvolto in una striscia di alga nori a mo’ di onigiri.
Sono polpette di riso che hanno un sapore salato e saporito. Sono un alimento antico che veniva usato per sfamare i soldati in tempo di guerra ed è ancora oggi uno spuntino comune.

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筍 TAKENOKO

Prese il coltello kogatana infilato nel fodero della spada e recise alcuni takenoko, i succulenti germogli che crescevano alla base dei bambù. Li mise accanto alle fiamme per farli arrostire.

Verdura tipica in Giappone, usata anche in Cina. Croccante, dal sapore delicato, tranne in primavera, appena germoglia da terra, quando è particolarmente amara e per mangiarlo va lessata con crusca di riso.
Il germoglio di bambù ha un alto contenuto proteico ma pochi zuccheri, si usa in tanti piatti come zuppe e fritture, o saltato in padella con altri ingredienti.

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