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Oltre le pagine di…

Memorie di un giovane medico

MEMORIE DI UN GIOVANE MEDICO
di Michail Bulgakov

Traduzione di Paolo Nori

In libreria e in ebook

Bulgakov sul piccolo schermo

Dal libro alla serie tv

Nel 2012 dalla raccolta di racconti Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov è stata tratta la serie tv in otto episodi Appunti di un giovane medico, in cui humor e tragedia si fondono.

Daniel Radcliffe lascia la bacchetta e prende in mano il bisturi per interpretare il giovane e inesperto medico Vladimir Bomgard, impegnato ad affrontare casi complicati nell’ospedale di uno sperduto paesino della campagna russa, circondato unicamente dalla neve e alieno a ogni forma di modernità. Ad aiutarlo, e a schernirlo, c’è però un personaggio inaspettato: se stesso da adulto, la cui interpretazione è affidata a Jon Hamm.

Vi lasciamo al trailer ufficiale di Appunti di un giovane medico:

Penna e bisturi

Michail Bulgakov e altri grandi scrittori di professione medici

Michail Bulgakov tra scrittura e medicina

«Così, ero rimasto solo. Intorno a me il buio di novembre, con la neve che frullava, la casa sepolta, l’ululare delle canne fumarie. Tutti i ventiquattro anni della mia vita li avevo vissuti in una città enorme, e avevo pensato che la tormenta ululasse solo nei romanzi. Invece, ululava davvero».

Michail Afanas’evič Bulgàkov nasce il 15 maggio del 1891 a Kiev.
Primo di sette figli di una famiglia agiata, cresce seguendo una rigida educazione religiosa impostagli dal padre. Ventenne, si allontana dalla religione dichiarandosi agnostico e si iscrive alla facoltà di Medicina di Kiev. Si laurea nel 1916 e viene inviato come dirigente medico nell’ospedale di Nikol’skoe nel governatorato di Smolensk, unico medico in quella zona.

A Nikol’skoe trascorre un anno molto intenso, impegnato a visitare moltissimi pazienti al giorno e a compiere svariate operazione chirurgiche. In questo periodo, e soprattutto l’anno successivo a Vjaz’ma, si dedica alla stesura delle Memorie di un giovane medico, in cui racconta esperienze molto simili a quelle che lui stesso ha vissuto nella campagna russa; un luogo isolato, lontano dalle modernità della sua città natale.

«Dov’erano tutti nel giorno del mio compleanno? Dove i lampioni elettrici di Mosca? La gente? Oltre le finestre non c’era niente. Oscurità…».

Nel 1918 Bulgakov riesce a tornare a Kiev dove, in seguito all’esperienza maturata a Nikol’skoe, apre uno studio medico specializzato nella cura della sifilide.

«Dem’jan Lukic, li ricoveri nel padiglione. I malati di tifo li mettiamo nel secondo reparto. Domani vado in città e chiedo il permesso di aprire un padiglione permanente per i sifilitici».

Le numerose agitazioni e proteste politiche di quel periodo lo inducono a riflettere sulla sua posizione, egli infatti si sente troppo soggetto al potere politico. Nel 1919 parte per Vladikavkaz come medico militare; è qui che sceglie di diventare giornalista e scrittore a tempo pieno. Tornato a Mosca avvia alcune collaborazioni con riviste letterarie e si dedica alla stesura di La guardia bianca.

Cuore di cane, il romanzo che narra della progressiva metamorfosi di un cane in un uomo a seguito di un trapianto dell’ipofisi e di testicoli umani, viene considerato impubblicabile e viene censurato, così come vengono censurate molte sue opere drammaturgiche. Questa situazione getta Bulgakov nella depressione, e la sua condizione di letterato scomodo e respinto lo induce a chiedere apertamente al governo di poter espatriare. Stalin accetta questa scelta e lo comunica personalmente all’autore, al quale viene però offerto di lavorare come assistente regista al Teatro Accademico dell’arte di Mosca. Nei suoi ultimi anni Bulgakov compone la sua opera più nota, Il maestro e Margherita, insieme a numerose commedie e saggi.

Muore nel 1940 per nefrosclerosi, la stessa malattia che anni prima aveva ucciso suo padre.

Michael Bulgakov non è certo l’unico grande scrittore di professione medico.
Ci sono altri noti autori dell’epoca che tutti i giorni indossavano il camice bianco.

Anton Čechov

Anton Čechov è stato forse il più celebre tra i medici divenuti famosi per le proprie opere. Lo stesso Bulgakov cita due suoi scritti all’interno delle Memorie di un giovane medico.

Nato il 29 gennaio del 1860 a Taganrog, in Russia, Anton Pavlovič Čechov ha dedicato la sua intera esistenza alla medicina e alla letteratura e ciò è evidente in moltissime sue opere. Questo binomio è stato talmente importante nella sua vita che lui stesso affermò: «Io sono un medico, e pratico la medicina. La medicina è la mia moglie legittima, la letteratura la mia amante… E nessuno può togliermi dalla proverbiale tendenza di correre dietro a due lepri…».

Terzo di sei figli di una famiglia di umili origini, Čechov lascia il suo paese natale nel 1879 grazie a una borsa di studio per la facoltà di Medicina a Mosca. Fin dal suo arrivo nella capitale si guadagna da vivere scrivendo brevi racconti per vari giornali e nel 1884 consegue la laurea. Nel frattempo la sua fama di scrittore cresce, e se fino a quel momento aveva utilizzato uno pseudonimo per tutte le sue pubblicazioni, lo scrittore e critico Dmitrij Vasil’evič Grigorovič lo convince a utilizzare il suo vero nome. Purtroppo questi sono anche gli anni in cui Čechov scopre di essere affetto da tubercolosi.

La consacrazione letteraria arriva con La steppa, ma contemporaneamente lo scrittore inizia a sviluppare un vivo malcontento per l’immobilità della Russia nei confronti delle evidenti problematiche sociali: «Questa nobile, apatica, fredda intelligentija che filosofeggia con indolenza […] che manca di patriottismo, che è depressa e spenta, che si ubriaca con un bicchierino, che frequenta i bordelli da cinquanta copechi, che mugugna e nega volentieri ogni cosa […] che non si sposa e si rifiuta di allevare figli […] animi languidi, muscoli flaccidi».

Nel 1890 quindi si reca sull’isola di Sachalin, luogo di deportazioni di avversari politici, per documentare le condizioni di vita dei detenuti, e da questa esperienza nasce il libro L’isola di Sachalin.

Stanco del clima creatosi a Mosca, viaggia per l’Europa, per poi tornare in Russia e stabilirsi nella tenuta di Melichovo. La sua decisione deriva, ancora una volta, dalla necessità di unire lavoro e scrittura «Se sono un dottore, allora ho bisogno di malati e di un ospedale; se sono uno scrittore, allora devo vivere tra le persone e non a Malaja Dmitrovka. Ho bisogno di un pezzo di vita sociale e politica».

Nel 1904 però, a seguito della sconfitta della Russia nella guerra col Giappone, si trasferisce a Berlino e poi nella Foresta Nera. Purtroppo però la tubercolosi era ormai peggiorata e lo scrittore muore il 2 luglio di quello stesso anno.

Per chi vuole approfondire la vita e l’arte di Anton Cechov, consigliamo il bellissimo Il medico, la moglie, l’amante, Come Cechov cornificava la moglie-medicina con l’amante-letteratura di Fausto Malcovati, sempre nel nostro catalogo.

Arthur Conan Doyle

Il più prolifico dei medici scrittori d’oltremanica è sicuramente Arthur Conan Doyle, autore di moltissime opere di generi differenti e ideatore dell’immortale personaggio di Sherlock Holmes.

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle nasce a Edimburgo il 22 maggio 1859. Reso celebre dal personaggio di Sherlock Holmes, comparso per la prima volta nel 1887 nel libro “uno studio rosso”, Conan Doyle è stato anche medico.

Nel 1880 è sulla baleniera Hope in qualità di medico di bordo e l’anno successivo si laurea all’Università di Edimburgo in chirurgia e medicina. Nel corso dello stesso anno lavora come assistente medico a Birmingham per poi imbarcarsi nuovamente, questa volta per la African Navigation Steam Company, sul battello Mayumba, che partiva da Liverpool verso le coste occidentali dell’Africa. Questo impiego in realtà dura solo pochi mesi ma gli permette di fare esperienza con la cura della febbre africana e della malaria.

Tornato in Inghilterra lavora due mesi presso lo studio medico di un suo compagno di università per poi aprire il proprio a Plymouth. È qui che Conan Doyle, grazie al tempo a disposizione, inizia a scrivere i suoi romanzi, divenendo in breve tempo famoso. Deciso a non scrivere unicamente dell’investigatore che lo ha reso celebre, si dedica anche ad altri generi, tra cui romanzi storici, di avventura e fantastici. Nel 1894 pubblica una raccolta di racconti riguardanti la medicina intitolata La lampada rossa, non solo una dimostrazione di amore verso la medicina ma anche un omaggio alla figura del medico in epoca vittoriana, in grado di affrontare situazioni complicate e a stretto contatto con una tale varietà di persone da risultare un esperto conoscitore della vita umana.

Muore il 7 luglio del 1930 a causa di un infarto nella sua casa di campagna a Crowborough.

Louis-Ferdinand Céline

Diviso continuamente tra il proprio lavoro e la vocazione letteraria, Céline rappresenta uno dei maggiori esempi del fecondo legame che esiste tra medicina e scrittura.

Louis-Ferdinand Auguste Destouches nasce a Courbevoie il 27 maggio 1894.

Come lui stesso ha affermato, la sua non fu un’infanzia serena, condizionata dalle ristrettezze economiche e dalle giornate in quella che lui percepiva più come una prigione che una casa. Diciottenne si arruola come volontario nell’esercito francese e partecipa alla Prima guerra mondiale, da cui torna con diverse onorificenze ma anche con gravi lesioni. Dopo il congedo dirige per nove mesi una piantagione di cacao in Camerun per poi tornare in patria e iniziare gli studi, che si concludono nel maggio del 1924 con una laurea in medicina e chirurgia a Rennes. Tra il 1924 e il ’28 lavora come medico di bordo per la Società delle Nazioni in varie parti del mondo, periodo dopo il quale torna in Francia per stabilirsi a Montmartre operando come medico per i poveri. È qui che si dedica alla stesura del suo romanzo più celebre, Viaggio al termine della notte. Gli anni che seguono sono quelli legati alle accuse di antisemitismo e filonazismo in seguito alle pubblicazioni di tre pamphlet. Al termine della Seconda guerra mondiale Céline è condannato fino al 1951 all’esilio in Danimarca. Tornato in Francia si stabilisce a Meudon, un piccolo centro non distante da Parigi, dove vive un periodo di isolamento sociale e culturale, durante il quale si dedica alla stesura della Trilogia del Nord.

Muore nell’indifferenza generale e in precarie condizioni economiche nel luglio del 1961, a causa di un aneurisma cerebrale. Il suo nome in ambito letterario sarà riabilitato solo molto tempo dopo, a partire dagli anni ’80.

Essere medico nel primo Novecento

La medicina ai tempi di Bulgakov

Canfora

«Ma d’un tratto avevo detto, severo, con una voce che non mi sembrava la mia: “Canfora”».

Diffusa fin dai tempi antichi e utilizzata in Oriente per scopi medici e usi cerimoniali, la canfora viene estratta da alberi di almeno cinquant’anni di età. Può essere incolore o di un giallo paglierino e ha proprietà antinfiammatorie, antisettiche e anestetiche; qualità indispensabili per procedere alle operazioni chirurgiche.

Ai tempi di Bulgakov la canfora veniva iniettata prima di interventi quali l’amputazione, come è costretto a fare il protagonista nel primo racconto.

Senapismo

«Ti do una medicina. Tra due giorni starai bene. Qui ci sono dei senapismi francesi. Uno lo metti sulla schiena, tra le scapole, l’altro sul petto».

Il senapismo è un cataplasma, un impasto di acqua tiepida e farina di senape nera. Viene applicato sulla pelle e ha funzione revulsiva, stimola cioè la circolazione del sangue nell’area interessata. Nel libro viene utilizzato per contrastare la faringite di un paziente.

Chinino

«Pelageja Ivanovna!

Ricoveri il mugnaio nel secondo reparto. Ha la malaria. Una bustina di chinino, come di regola, quattro ore prima dell’attacco, cioè a mezzanotte.

Eccole l’eccezione! Un mugnaio istruito!».

Il chinino viene estratto dalla corteccia delle chinchona, una famiglia di piante diffuse sulle Ande, ed è stato così battezzato in onore della contessa Ana de Osorio Chinchón la quale, secondo la leggenda, sarebbe stata guarita proprio grazie a questa pianta. Il chinino è un farmaco con proprietà antimalariche e antipiretiche e per questo fu largamente utilizzato fin dal XVII secolo. In India e in Africa, durante la colonizzazione del XVIII secolo, alle truppe venivano fatte consumare ingenti quantità di chinino disciolte in acqua allo scopo di contrastare la malaria. I soldati, per rendere più gradevole e meno amara la bevanda aggiungevano altre sostanze aromatiche come il gin. Ancora oggi, seppur in minime quantità, il chinino è presente in diverse bevande tra cui l’acqua tonica e alcuni energy drink.

Mercurio

«Unguento di Mercurio, un grande rimedio. “Farà delle frizioni. Le daranno sei pacchetti di unguento. Si frizionerà con un pacchetto al giorno… così…”».

Il mercurio, utilizzato da millenni in Cina e India, si diffuse in Europa a partire dalla fine del XV secolo come cura per la sifilide. I trattamenti erano numerosi, e il più comune prevedeva di frizionare il corpo con un unguento nel quale, oltre al mercurio, venivano mischiati moltissimi ingredienti tra cui terra e grasso d’oca. Purtroppo, l’utilizzo inappropriato del mercurio produceva danni ancora peggiori della sifilide, con sintomi difficilmente distinguibili da quelli della malattia.

Salvarsan

«Ma… con fierezza stava, in disparte, una siringa con l’aiuto della quale io, venendo meno per la paura, avevo fatto già qualche iniezione, per me nuova, enigmatica, e difficile, di Salvarsan».

Primo farmaco in grado di sostituire il mercurio nella cura alla sifilide, il Salvarsan fu commercializzato a partire dal 1910, in seguito alle ricerche fatte dall’immunologo tedesco Paul Ehrlich. Ebbe diffusione mondiale, prima di essere sostituito dal Neosalvarsan a causa della sua alta tossicità, che si manifestava con singhiozzo, vomito e paralisi in alcuni pazienti. Entrambi furono definitivamente abbandonati con la scoperta della penicillina nel 1940.

Belladonna

«Avevo preso la boccetta dalle sue mani, avevo gettato uno sguardo all’etichetta, e non credevo ai miei occhi. Sull’etichetta c’era scritto, con la grafia ampia di Dem’jan Lukič: “Tinkt. Belladonn…” eccetera. “16 dicembre 1917”».

La belladonna è un’erba perenne diffusa in Europa, in Asia occidentale e in Africa settentrionale. Le sue foglie e le radici vengono utilizzate per produrre decotti e sciroppi, e le sue qualità antispasmodiche sono note da moltissimo tempo. Ha però pericolosi effetti collaterali come disturbi psicomotori e allucinazioni.

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