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Oltre le pagine di…

Swing Low

CONTENUTI SPECIALI

SWING LOW
di Miriam Toews

Traduzione di Maurizia Balmelli

In libreria e in ebook

Swing Low, Sweet Chariot, coming for to carry me home

Canta la prima strofa del celebre canto di rivolta che ha ispirato il titolo del libro di Miriam Toews: saliamo sul vagone della vita, che rallenta per accoglierci, e lasciamoci trasportare in un luogo che possiamo chiamare casa.
Un canto composto da un nativo americano nel 1860, e poi rielaborato fino a diventare una delle canzoni più famose negli Stati Uniti. Invoca la fuga dalla schiavitù, il ritorno a casa e alla libertà.
Ne esistono mille interpretazioni, celebre quella di Joan Baez a Woodstock. Dal 1988 è l’inno ufficiale della nazionale inglese di rugby.

La ascoltate qui nelle versioni di

Mel

La signora Unger mi disse che mi aveva spesso visto correre, mi stavo allenando per le Olimpiadi? Poi aggiunse che se mai avessi avuto bisogno di una meta, la sua porta era sempre aperta.

Mel col tempo smette di correre, inizia a camminare, a fare ricerche e a dedicarsi all’insegnamento. Diventa un professore modello, rigoroso e metodico, apprezzato e amato da tutti.

Quell’estate trascorsi centinaia di ore a preparare la mia aula per l’autunno, che ravvivai ridipingendola di un colore allegro e con piante, cuscini, tende, poster e materiali (…) pianificai compiti, progetti di gruppo, gite didattiche, disposizione dei banchi e guide allo studio. Ogni sera e fino a notte inoltrata leggevo e rileggevo le biografie dei grandi, sperando di imparare qualcosa su come vivere appieno la propria vita e lasciare un segno (anziché essere un tirassegno) su questa terra. Riempii scatoloni e poi schedari di appunti per me stesso sul vivere e l’insegnare, e in un attimo i confini tra l’uno e l’altro si confusero. Vivere era insegnare. Insegnare era la mia vita.

Anche se gli psichiatri non avrebbero scommesso niente sul suo futuro, Mel si sposa con la donna della sua vita, Elvira, costruisce con le proprie mani la casa dove crescono le sue due figlie fantastiche, Marj e Miriam, a cui non fa mancare mai nulla, se non la sua voce nei lunghi periodi di silenzio. E quando l’ombra della depressione si allontana un attimo da lui, riemerge l’uomo divertente, pieno di immaginazioni e speranze che è Melvine Toews.

È talmente ridicolo da essere imbarazzante, ma ho la sensazione che il sole sia mio amico!
Ve li ricordate quei libri che leggevamo da piccolissimi? In cui i giovani protagonisti godevano di relazioni immaginarie con pianeti e stelle al punto da salutarli chiamandoli per nome e, nella loro testa, portarseli a casa e raccontargli i loro più intimi segreti, speranze e sogni?
Io mi sento così!

Un uomo ironico anche nei momenti più bui.

È entrata l’infermiera… Questo non è un albergo, Mel, ha detto gentilmente. Dobbiamo pulirle la stanza.
…Preparerò un cartello da mettere sulla maniglia della porta con scritto: “Entrate pure, il paziente è già disturbato”.

Elvira

© Priscilla Du Preez da Unsplash

Elvira e Mel si conoscono all’asilo. Lei è vulcanica, energica, ama ridere e chiacchierare. Mel esattamente il contrario.

...c’è una fotografia della nostra classe dell’asilo. Elvira ha un vestito corto marrone, calze spesse, grosse scarpe di cuoio e, sfortunatamente, due insopportabili trecce (detesto le trecce); siede sull’erba in prima fila con le gambe divaricate, gomiti in fuori come i manici di una tazza, collo allungato in avanti e faccia protesa verso l’obiettivo. Occupa decisamente troppo spazio (nella foto la sua testa è grande due volte quella di tutti gli altri), e le bambine al suo fianco, schiacciate come sardine, cercano di difendere il loro per lo scatto. Elvira ha quell’espressione come a dire, Ho appena fatto qualcosa di tremendo e sono felice come una pasqua.

Il loro rapporto si consolida durante l’adolescenza, quando decidono di fidanzarsi e una volta terminati gli studi di sposarsi.

Temevo che le risate di Elvira svegliassero i vicini. Saltai giù dal letto e chiusi la finestra e la pregai di smetterla. Ma lei anzi, insisteva perché ridessi anch’io, tanto che alla fine emisi un paio di risatine e ce ne andammo a letto felici. Eravamo giovani, ventunenni, imparavamo a vivere insieme ed eravamo pieni di meraviglia.

Quando Mel si dedica anima e corpo all’insegnamento, Elvira si occupa della famiglia: casa, figlie, viaggi, passaporti, vaccinazioni; fa persino il monogenitore, tutte le volte che Mel piomba nella depressione.
Ma il suo spirito libero non si arrende e la spinge a cercare qualcosa di più.

…dopo i quaranta, Elvira intraprese una dieta a base di pompelmi e pane tostato e iniziò a fare esercizio fisico. Ma non è l’unica cosa che fece dopo i quaranta. Una mattina si alzò dal letto e andò in bagno. Si guardò allo specchio e disse, Che cosa sceglierò? La libertà o la follia?

Sono gli anni in cui decide di riprendere gli studi e imparare a suonare il flauto nella banda cittadina, sfidando le regole della comunità che le vietava in quanto donna di esibirsi in pubblico o anche solo dire la sua alla congregazione.

In viaggio verso la città, Elvira canticchiava e fischiettava e mi stringeva forte il polso mentre guidavo, ripetendomi all’infinito quanto fosse felice di traslocare in città.

Miriam

© Annelaure Artaud da Unsplash

Ricordo la mia casa rosa antico… Miriam che ride su un albero fuori dalla finestra di camera mia, che salta sul tetto della casa arrampicandosi qua e là come uno scoiattolo, e poi… la sua faccia, capovolta, Ciao, ha nove anni e mi sbircia dall’altra parte della zanzariera, è estate, fa caldo e i suoi capelli biondi le penzolano intorno alla faccia ridente, è capovolta sul tetto e guarda in camera mia e io sono a letto, e mi preoccupo che caschi dal tetto, ma non glielo dico, ricambio il sorriso. Ehi ciao, come sta la mia biondona? dico. Passavo di qua, risponde lei.

Miriam è esuberante, chiacchierina, uno spirito libero. Non ama rispettare le regole, si capisce fin da piccola.

Un giorno, però, intuii che aveva oltrepassato il limite della cattiva condotta. Da quanto potei appurare attraverso i muri di ardesia, aveva piazzato una puntina sulla sedia di un compagno, un ragazzino con cui si era già azzuffata varie volte.

Con la sua vitalità e il suo coraggio, Miriam riesce a trascinare Mel in un’avventura che non si sarebbe mai sognato.

Quel giorno a Disney World io e lei ci divertimmo un sacco. Quando accennai al fatto che, viste le avvertenze sanitarie e i cartelli che invitavano a togliersi cappelli sciarpe occhiali parrucche dentiere pacemaker e placche d’acciaio, l’idea di andare sulle montagne russe mi metteva in apprensione, lei sfoderò il suo sorriso da sedile posteriore del Land Rover e mi disse che sarebbe andato tutto bene, potevo tenerle la mano. Alla fine della corsa la feci ridere fingendo di aver dormito come un sasso e chiedendole se non c’era qualcosa di più veloce da sperimentare.

Durante l’adolescenza, scopre i tabù che la comunità mennonita vieta a una ragazza ‘perbene’. Miriam è così, vuole essere se stessa a tutti i costi e ci riesce benissimo, con una grande forza d’animo e lontana da qualsiasi forma di ipocrisia.

…la prospettiva della libertà, della ribellione e dell’indipendenza la elettrizzò, e per me era sempre più difficile capire quale fosse il mio spazio nella sua vita o che ruolo dovessi ricoprire. L’unico consiglio che le avessi mai dato, a parte Tieni duro, baby, era, Sii te stessa, e adesso che stava cercando di esserlo ero disorientato.

Subito dopo il diploma Miriam lascia le sue cose, la sua famiglia e tutto il mondo che conosce per crescere, vivere le sue esperienze e diventare la donna e l’artista che è oggi.

Marjorie

Un giorno, poco dopo la sua nascita, mi sedetti a fissare la piccola Marjorie, i suoi incantevoli occhi verdi e capelli neri, i ditini perfetti e la splendida pelle bianca, e mi dissi che sarei sempre stato forte per lei, che ero suo padre, e che l’avrei protetta dalla sofferenza come meglio avrei potuto. Mi dissi che l’avrei tenuta al riparo dalla tristezza del mio passato evitando di parlarne nel modo più assoluto. Pensavo di fare la cosa giusta. Allora non sapevo di avere appena preso un’altra cattiva decisione.

Marjorie è una bambina molto intelligente, decisa e ben educata.
A sette anni inizia a suonare il pianoforte e non lo abbandona più.
Si appassiona agli studi, vince borse di studio e diventa un’eccellente pianista.

Marjorie era un’allieva diligente, sveglia, benvoluta. In realtà, era tra gli allievi più intelligenti che avessi mai avuto, ma prima di dirle una cosa del genere aspettai che fosse sulla soglia dei quaranta. Cercavamo di starci il più possibile alla larga. A volte la sua presenza mi faceva trasalire. Alzavo gli occhi dalla cattedra e la vedevo fissarmi con quei suoi grandi occhi verdi ereditati dal sottoscritto e mi chiedevo a cosa stesse pensando.

© Lorenzo Spoleti da Unsplash

Quando la famiglia si trasferisce a Winnipeg per permettere a Mel di specializzarsi in pedagogia, Marjorie fa un brutto incontro e Mel non se lo perdona.

Mentre Elvira rimase a consolare Marjorie fino a notte fonda, sdraiata accanto a lei nel suo lettino, accarezzandole la fronte e bisbigliandole parole d’amore e compassione, e infine addormentandosi con Marjorie tra le braccia, io me ne stavo steso nel mio letto prendendomela con me stesso e chiedendomi dove fosse finito l’uomo che aveva promesso a sua figlia neonata che non le sarebbe mai successo niente di male.

Sindrome maniaco-depressiva o disturbo bipolare

Immagine da https://pixy.org/60451/ CC0 Public Domain © Melvin Grounds

Se siete curiosi e volete saperne di più, potete leggere questo interessante articolo di Alessandra Sessa pubblicato su “Vanity Fair”

Mel soffre di un primo episodio maniaco-depressivo a diciassette anni quando, convinto di essere un uovo, viene ricoverato in ospedale per alcuni giorni. Da quando torna a casa, insieme alla prescrizione di una montagna di farmaci, cerca di vivere una vita normale, aderendo scrupolosamente all’idea di perfezione che ha di sé e del suo lavoro da insegnante.

La psicosi maniaco-depressiva, o disturbo bipolare, viene diagnosticata per la prima volta nel 1952 dall’American Psychiatric Association ed è un disturbo in cui le fasi maniacali, caratterizzate da grande progettualità, parlantina e iperattività, si alternano a quelle depressive, in cui il paziente avverte senso di vuoto e colpa, mancanza di energia e grande tristezza.

Ne hanno sofferto moltissimi artisti, come Johann Wolfgang von Goethe, Richard Wagner, Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Sylvia Plath, Antonio Ligabue e tanti altri.

Da uno studio effettuato nel 2017, l’organizzazione mondiale della sanità riporta che le persone colpite da questa malattia nel mondo sono circa 45 milioni.

Vuoi continuare a viaggiare tra le pagine dei libri di Miriam Toews? Clicca qui sotto!

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